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Postato da redazionarte
alle 23:23 del giorno: giovedì, 23 dicembre 2010

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A cura di Margi77

 

 

      Carlevarijs Luca,

Carlevarijs Luca, pittore italiano nasce ad Udine il 20 gennaio 1663. Alla sua nascita il Friuli si estendeva dalla Marca Trevigiana alla Carinzia, divisa tra l'Austria e Venezia che la governava tramite un luogotenente. Luca nasce da una famiglia agiata. Il padre,Giovanni Leonardo,era un pittore e architetto di ottima reputazione, ma morendo prematuramente lasciò un figlio già orfano di madre; Luca rimane con la sorella Cassandra e si trasferisce a Venezia nel 1679 nella parrocchia dell'Angelo Raffaele dove vi vivrà sino alla morte. La sua formazione si compie in un clima addolcito dal tardo barocco ed il suo esordio avenne in un campo tradizionale (quello della pittura religiosa), tuttavia egli si dimostrò molto interessato a generi nuovi considerati meno "nobili", come scene di paesaggi e marine; inoltre in un palazzo vicino alla sua dimora viveva la famiglia Zenobio, che iniziò a proteggerlo commissionandogli dipinti e partecipando agli eventi più importanti della sua vita. Il conte Zenobio sarà suo testimone alle nozze con Giovanna Succhietti nel 1699.



Postato da redazionarte
alle 23:23 del giorno: mercoledì, 18 novembre 2009

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Chi muore non si discosta più del dovuto
dal rumore di un sasso gettato lontano.
 
Forse è morte la linea slegata che realizza
il soliloquio incerto della pazzia;
 
nella goccia ritratta dietro allo specchio,
nell’opaco perimetro scavato di un volto.
 
Forse è morte lambire i tasti di un piano
a cui non occorre orecchio perché muto.
 
Forse era morte il tempo dei pianti,
ora si è chiusa nelle assonanze del nulla.
 
Cristina Desogus


Postato da sweetcristal
alle 11:12 del giorno: domenica, 15 novembre 2009

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Vorrei dirtelo,
<Mi Fai Rabbia>
E tutto si ferma,
Davanti

ad un semaforo rosso,
ove la Confusione
ne è padrona.

Tu non parli,
Guardi non e vai,
e oltre altrove,
ma non
cerca verso chi
la tua mano;
E sono io ad aspettarti!

Mi chiudo,
Dentro ad uno sguardo,
Sperduto e stanco,
Tra Lacrime;
non saprei dire se (sono)
come l'inchiostro
bramoso di
tracciare il dolore.

Ma taccio,
chiudo Quella Porta,
Rabbiosa con tristezza,
annegando sola,
Dentro di me
Dove il mio urlo
neppure l'ODI più!

E ti senti stanco!?
Di cosa?
Tenti neppur Quando '

di cacciare via, da me,
dolore racconto, m'uccide Che!
!


Postato da tintinni
alle 01:56 del giorno: domenica, 15 novembre 2009

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Mi sento volare
così in alto, adesso,
ascoltando il pensiero
come dentro alle onde,
quelle invisibili;
nel silenzio sanno
di cosa parlare!

Stò... nel cielo,
tra fantasiose emozioni,
vuota di timore
del cadere in basso,
retta dalla mia forza
rincorrendo un sogno,
tanto Lontano... e tanto Vicino!

Si
poichè oltre il mondo
"io Esisto";
la terrò tra le mie mani
l'essenza padroneggiante,
"il mio Ego",
e mai più, Sola!


Postato da tintinni
alle 01:38 del giorno: domenica, 15 novembre 2009

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Il sarto ha messo in vetrina
l'ultimo modello della sua collezione
d'alta couture, la chiama lui,
per palati raffinati.

 Immoto il manichino
ammicca sfrontato
Seno nudo, calze a rete
tacchi a spillo
e troppo rossetto

per accalappiar
recondite voglie
Ovale di bimba
trucco perfetto

Pechino o Amsterdam
o  qualunque altra città
non muta la scena
di donne nude
e senza difesa

C'è chi lo fa per fame
chi per disperazione
ma la razza peggiore
è quella che lo fa
per mancanza
di pudore.


Postato da Korus
alle 00:56 del giorno: domenica, 15 novembre 2009

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mi sono seduto sul masso

lo guardo

ha forma inquieta

e colore indefinito

mi domando quanti aerei ha visto passare

e quante stelle cadenti

chissà quanti si sono poggiati su di lui

per peregrino riposo

non c’è stato sisma che lo abbia intimorito

né frana che lo abbia scalfito

daini e cervi, scoiattoli e lupi

lo hanno sfiorato senza paura

mi sono chiesto

quanti anni avesse

quante intemperie avesse superato

resistito all’erodere di un’acqua impietosa

che il cielo gli gettava addosso

da tempo immemore

 

forse devo diventare

come lui?

 

io ho paura dei terremoti dell’anima

gli animali devono guardare i miei occhi

per capire chi sono

ed il mio tempo è breve

ci sono giorni in cui lacrime acide

solcano la mia pelle

fino a farla sanguinare

altri così caldi

da far crepare rocce possenti

 

mi sono seduto sul masso

lo guardo

e so che non potrò mai essere

come lui 


Postato da paroleincornice
alle 00:40 del giorno: domenica, 15 novembre 2009

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D'infranti sogni
è colorato il cielo
di verdi prati
la terra si riveste

Chi sorridera' alla gioia
di un cielo senza ombre
brezze leggere
e storie da ascoltare

Chi ancor si ciba
con l'anima aperta
ad ascoltare il mondo
senza che mai speranza si richiuda.

Dolce fratello
che il cielo hai conosciuto
ebbro di sete e pianto nei capelli
sia forte il vento che asciuga la tua anima
albori e stelle sappiano di te

Cara sorella
che il mondo hai condiviso
con gioia e luce
polvere a tornare
nel sogno chiuso dal tempo in un cassetto

Sobria d'oblio
merce rara ormai
la magna carta
della propria anima

Speranza infissa
nel tempo di un sospiro
ira non serve
a suffragare il mondo

Solo la speme
s'intraversa ormai
tra il vello d'oro
e il fiume d'Acheronte


-//-


Postato da MarcoforEver
alle 23:49 del giorno: sabato, 14 novembre 2009

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1monet

Piove.
E ascolto che piove.
E mi trema
che piove pare un
insulto-duro o lieve
non so-


Mi si stringe fitta sulle
dita a filastrocca
gia sentita-e a tratti forse
dimenticata,  non so-
Piove.
Rime a rintocchi strani
a trilli-ancora-
col Tempo che romba piano
e mi scolora.
Il fluido é rosso però
e mi ticchetta di lati bui
sull'orlo della schiena con
graffi chiari a pelle di luna

come a Parigi
nei vicoli ciechi di Monmartre
che era un incauto fuoco e
si disperdeva nei colori stracciati
della pioggia della sera.
Però.

E non so perché pensavo
alle ninfee della Senna di
Monet.




 



Postato da ladilunaa
alle 23:37 del giorno: sabato, 14 novembre 2009

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Quante ti assomiglieranno,
quante donne avranno qualche cosa di te
Magari quella che camminava nel viale
guardando le vetrine,
oppure quella che ho seguito
strisciando nei muri.
No, nessuna era come te.
Allora sono andato ai bastioni,
perso nelle illusioni ti ho cercato,
ma anche li ho capito
che forse mai più ti troverò,
perché nel mio ricordo è rimasto
il tuo ritratto più bello.

Franco


Postato da Franco61
alle 20:20 del giorno: sabato, 14 novembre 2009

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francesco balsamo





Noi eravamo

ed eravamo belli



prima

prima ancora di aprire la porta

e annidarci in queste

diramazioni della vita



Noi

noi eravamo celesti

forme senza necessità di granai

senza bisogno nemmeno dei sogni



Noi non sognavamo

noi eravamo        futuri


fernirosso

              


Postato da fernirosso
alle 15:13 del giorno: sabato, 14 novembre 2009

Permalink - commenti (7)

















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Postato da orofiorentino
alle 14:41 del giorno: sabato, 14 novembre 2009

Permalink - commenti (3)




















Questa è un'illustrazione tratta da un progetto a cui sto lavorando è realizzata a china e acquerello


Postato da comicfun
alle 12:47 del giorno: sabato, 14 novembre 2009

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Lentamente
si spegne la città
nel languore della notte.
Volti stanchi su autobus vuoti,
Fredda luce di neon agli angoli delle strade.
Un’insolita quiete
si respira al placarsi del giorno,
e placida inizia la notte,
la notte di tutti:
chi
steso in un comodo letto
chi
stretto su una lurida panchina
o appoggiato su un cartone…
l’interminabile notte
di chi attende l’alba
nella speranza che il prossimo giorno 
possa essere migliore
di quello appena trascorso.
 


Postato da Nero74
alle 09:51 del giorno: sabato, 14 novembre 2009

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fiorecagnetti,pettirosso


Postato da Eomer08
alle 09:29 del giorno: sabato, 14 novembre 2009

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horizonjpg 


Postato da Ecatmel
alle 08:59 del giorno: sabato, 14 novembre 2009

Permalink - commenti (6)

















Ho incontrato tante volte
colui che vendeva l'acqua
dentro zucche con tappo intarsiato,
mi seducevano le sue parole
quando voleva offrirmi da bere.

La mia sete è sempre stata molto grande
come la mia voglia di vivere,
per questo  ho riufiutato sempre le sue offerte,
per combattere le mie battaglie
senzo dei e senza bandiere.

Ho incontrato sempre
quell'uomo
dalla barba lunga e folta,
mi ha raccontato le storie che io vi ho raccontato,
di donne e di eroi
d' avventure e poesie
e canzon tante canzoni.

Ho giocato a carte con luii
non ho mai perso davvero.

Che giorno è oggi?
Cosa dice l'oracolo della luna?
Dice che non ci sono più battaglie nella pianura
e tutte le siepi hanno perduto le more.

Ora è li
il venditore d'acqua
ha due cammelli con se
e aspetta.

Ho freddo questa notte
e poche coperte per il viaggio
la mia spada ha perso il filo
come i miei denti ed i miei capelli
però è bella la luna tra le palme
con le noci di cocco dove si nasconde un iguana
fuggito al suo destino
forse è stato più fortunato di me.

E' tempo
la luna è alta
è una bella notte questa
il venditore d'acqua copre il suo volte
e io copro il mio.


Postato da hariseldom
alle 00:54 del giorno: sabato, 14 novembre 2009

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Urlo

 

 

Se c’è una cosa che non sopporto sono coloro che alzano la voce.

Meno ancora quelli che posseggono vari gradini di potenza d’urlo, quelli che se loro parlano dopo di te lo fanno a voce più alta fino, in una guerriglia vocale, a urlare come ossessi anche su temi profondi come la disposizione dei piatti sulla tavola.

Non lo sopporto, davvero!

Chiedo per favore toni pacati, invece me li fanno (s)pa(c)cati e non i toni.

Non riesco a capire il motivo di mettere a repentaglio le proprie ugole solo per la convinzione che l’urlo convinca.

In realtà convince solo a mandarti a quel paese.

Io parlo piano.

Ma parlo, eh! se parlo…

E dico, eh! se dico…

Se mi ascoltano? Eh! se mi ascoltano…

Sarà per questo che oggi ho ricevuto questo pacchetto con la carta regalo di un blu fosforescente e un fiocco giallo che non mi lascia presagire niente di buono.

Non so, ci sono momenti in cui pensi sia meglio non fare certe cose. Adesso Sento che dovrei buttare il pacchetto nella spazzatura. Senza aprirlo.

Non posso e lo apro lentamente.

È un piccolo libretto.

Guardo il titolo:  Howl and Other Poems

Urlo

Ti pareva…

Apro la prima pagina e trovo sottolineato:

“Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate, nude isteriche, trascinarsi nelle strade, all’alba in cerca di droghe rabbiose.”

Non può essere che stata lei a sottolineare, me lo ha portato lei il libro.

La guardo.

Di sbieco e mi chiedo che cosa intenda dire.

Mi invita a continuare a leggere.

Giro pagina. Ci sono altri versi ma sono come cancellati da una spessa riga rossa tracciata di traverso.

Così tutte le altre pagine.

Ma nell’ultima, bianca, c’è una scritta.

A mano.

È la sua scrittura.

“Tu sei la mente migliore della mia vita e non sei pazzo. Né affamato. Né isterico o in cerca di droghe. Ti voglio bene.”

Lei sorride.

Guardo i muri che mi circondano. E le finestre. Da cinque anni sono spessi ripari dal mondo esterno.

Mi hanno urlato così tanto addosso che ogni rumore, adesso, mi è insopportabile.

Anche la mia voce.

Sono muto da cinque anni.

Ma non sordo.

Ascolto il suo “Hai bisogno di qualcosa, babbo?”

“Di starmi sempre vicino” penso.

Ma lei ormai sa ascoltare i miei pensieri.

Perché è così che dovrebbero parlarsi coloro che si amano.

 


Postato da paroleincornice
alle 00:25 del giorno: sabato, 14 novembre 2009

Permalink - commenti (10)

















Fatevi ispirare. ParolArte propone come nuovo incipit i primi versi del poema diviso in tre parti Howl (L'Urlo) di Allen Ginsberg. Scrivete dal 9 al 15 novembre poesie, prose e/o racconti ispirandovi all'incipit proposto. I testi migliori andranno ad arricchire le pagine di Collezioni. Usare tag: settimana a tema," Urlo ribelle". Buona scrittura.
 


Postato da sweetcristal
alle 23:23 del giorno: venerdì, 13 novembre 2009

Permalink - commenti (2)



















conosco il morso della luna,
la fase fredda che bagna l'anima,
i pensieri che diventano scosse
fino a diventare ossessione
quando la strada dritta si costringe cerchio.

sono il centro di una città inesistente,
cerco la terra, l'acqua, Dio, in foreste di simboli
o nella pura ragione del seme.

Vorrei portarti con me nelle periferie, nei tramonti,
nelle sabbie mobili, dove la verita' accetta e annulla
migliaia di  punti: indici di ritagli.

vittima dell'atrabile come un rischio in ombra
la mia mano scivola lentamente al suolo.


Postato da Butterfly56
alle 22:32 del giorno: venerdì, 13 novembre 2009

Permalink - commenti (5)


















byroglyphics

 
ciò che manca non è    l’altro
manca l’abitudine   all’altro
l’altro te stesso che non incontri più
nelle vie di casa
tra il bagno o il corridoio
solo tu
solo
con quello che
indossi    ogni volta
gurdandoti  allo specchio

fernirosso


Postato da fernirosso
alle 22:31 del giorno: venerdì, 13 novembre 2009

Permalink - commenti (4)

















È il tempo degli eroi non capiti,
dalle idee che hanno una doppia faccia,
di una frase che non trova il giusto
collocamento nella vita ordinaria.
 
È il tempo dove   le gesta
malvagie sopravvivono,
e le buone opere vengono
seppellite con le loro ossa.
 
 
È  il tempo che le parole uccidono
i  pensieri muti ,pieni di soffi vitali,
dove uno sguardo si china ,
ed un amore ha paura di essere
affrontato.
 
 
È tempo dove l’ora si nasconde negli occhi
per non farsi scoprire
mentre tace la clessidra nel rompersi
e perdere l’essenza dell’anima 
che ormai sta finendo il suo tempo.
 
 
È tempo di girare la pagina,
dove la paura di un percorso ignoto
ci corra davanti ,
ed un’ombra si nasconde nel buio,
riapparendo  nella luce.
 
 
È  tempo che i ricordi diano vita
al nuovo giorno, che una foto venga
messa in un baule,per non perdersi,
ma che una candela bruci nel nuovo ossigeno
di un inverno alle porte.
 
 
È tempo che le foglie scompaiano,
lasciando nudi quei rami,
e che quei maglioni escano  da un cassetto
dimenticato,
per scaldare i cuori che in una nebbia
disegnino il loro amore dileguandosi ,
come un soffio di una sigaretta,
ma lasciandoci dentro noi,
il sapore di viverlo….
 
 
È tempo che il vento mi porti lontano
celando le mie tracce,
dove la valle nasconda l’eco della mia rabbia,
ed il fogliame si nasconde tra le pietre,
mentre un fiume si ghiaccia , immortalando il suo
passaggio, aspettando solo un raggio di sole
per essere sciolto 
 
                                                        Amfortas


Postato da mondoamfortas
alle 20:10 del giorno: venerdì, 13 novembre 2009

Permalink - commenti (5)


















Ruvida-Mente partorita dalla piu' Folle delle Notti
Gravido in me Amniotici Silenzi
che sgusciano dalla bocca
come un ladro e la sua voglia di Droga fra le mani
Rabbiosa Pulsione di Istinto e Peccato
rimetto in grembo gemendo di visioni
l'urlo nato dall'Irragiovenole Coscenza
che mi marchia Nuda
trascinandomi per strada
alla ricerca delle Albe Perdute
Intrisa di Notturna Carne
levigo la pelle con le ossa profanate
e squarcio l'Anima col Martirio del Desiderio
annegandomi il Seno di latte fecondo
reso pazzo dalla Fame d'affetto
Ramato il profilo dalle menzogne dell'Uomo
fabbrico passioni
annerendole di voci
che si squarciano nel Ventre
come fine imminente per i corpi ed i loro peccati
sguazzandoci dentro
come lame di Cristallo
fra le nuvole Amarante

-Runa-


Postato da rose74
alle 20:00 del giorno: venerdì, 13 novembre 2009

Permalink - commenti (8)

















Mi piace troppo il gioco che scava
nelle concave profondità dell'io,
ma, quando lo abbandonerò, forse,
gli arcobaleni saranno di notte
più frequenti e il buio avrà un altro come.


Postato da mailameini
alle 18:52 del giorno: venerdì, 13 novembre 2009

Permalink - commenti (4)




















 

Salve a tutti sono Pizzorno Niccolò e sono nuovo su Parolarte, mi occupo di illustrazione e di incisione.

Vorrei cominciare a esporre qui questa mia opera ad acquaforte e aquatinta (49cm x 39cm) non mi sento di dare un titolo a questa opera che è stata eseguita senza uno scopo preciso l'ho realizzata seguendo gli impulsi del momento. 


Postato da comicfun
alle 18:07 del giorno: venerdì, 13 novembre 2009

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Ti amo uomo:
nella tua debolezza
nella tua fragilità

sento la mia forza

Ti detesto uomo:
nella tua ipocrisia
nella tua malvagità

avverto l'amarezza

Ti amo uomo
perché sei capace
di gesti  eroici

esulto in cuore

Ti detesto uomo
nella tua vigliaccheria
non manifesta

piango la sconfitta

Ti amo uomo:
tu sai come accendere
di passione la vita

ubriaca di te


Ti detesto uomo
che oltraggi
la mia intelligenza
ed al mio corpo
usi violenza

la mia femminile vulnerabilità
soggiace, inerme,
cullandoti ancora nel suo grembo:
ignara genitrice del male.


Postato da Korus
alle 15:43 del giorno: venerdì, 13 novembre 2009

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CASTEL SANT
 
Verso sera.....
i ricordi si incollano ai vetri delle finestre.
i pensieri si adagiano sopra le colline
e lentamente si alzano al vento. 
Tremano le dita al freddo del ricordo
come un alone magico la fragile luce della luna
regala il suo profilo, inconfondibilmente tondo
vestendo i silenzi attorno che graffiano
le stelle lontane come il tempo.
Fermo è il cuore mentre attende la pioggia
che incalza sulle tiepide gote
silenziosa come una quieta novella presaga di
tempesta imminente.
Si mescolano sui vetri della finestra chiusa
riflettendosi sui miei occhi umidi di memorie
i rimpianti di un passare veloce del tempo
che rilascia come una nebbia scampoli di vita reale
ricoprendoli di mito.

gm


Postato da giorgiomedda
alle 15:01 del giorno: venerdì, 13 novembre 2009

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"PROSOPOPEA IN POESIA"

*immagine presa in rete*


Parole tra poesie
su vie
con troppe trappole

Son strappi
in drappi o arazzi
drappelli
senza orpelli

Parole
in versi e opposte
perseidi come onde
effimere galassie
sceniche o in ruscelli

D’oceani
in cenni e c’è
già trama
a mare o rame
tra antiche
strofe e stoffe
il ritmo
è nella metrica



Postato da Uomoincuore
alle 14:34 del giorno: venerdì, 13 novembre 2009

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I ranchos erano pieni di gente
la foto di Cavez Y socialismo o muerte
e si prostituivano tra candele e corni giganti
i bambini delle bande e dei quattro briganti
e urlavano tutta la lora maledizione
a un prete appena arrivato a La Gauira
e Chavez sollevava il suo pugno
senza scoprire se il suo culo
fosse davvero di pietra.
 
E poi
tra Basura e controtendenza
urlammo
tutto il nostro dolore


Postato da hariseldom
alle 13:16 del giorno: venerdì, 13 novembre 2009

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Mi prende per mano
questa notte che non scorre
dove perfino la luna
sfilaccia il mio cuore
quando il pensiero
s’imbriglia lì
dove s’arresta e muore.
 
E mi ritrovo così
con la testa tra le mani
a contar minuti
infiniti i granelli del mio deserto
uno ad uno
scivolando tra le dita
svuotano i ricordi.
 
Si divarica la distanza sull’invisibile filo
calda rugiada
mentre attendo l’alba
che stenta ad arrivare
su questa notte gelida
senza più alcuna voglia
d’aspettare.
 
 
tiziana mignosa
09 2008


Postato da poesienelvento
alle 11:12 del giorno: venerdì, 13 novembre 2009

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